L'autore:
Giovanni CLEMENTI

Nato a Roma, dopo avere seguito studi classici si dedica alla scrittura scenica dalla fine degli anni '80. I suoi testi teatrali -in prevalenza commedie- vengono rappresentati in Italia e all'estero. Tra questi ricordiamo La Spallata - vincitore del premio Fondi La Pastora - La tattica del gatto - premio “Vicini sconosciuti” nell’ambito di Graz 2003, Capitale europea della cultura e premio “Enrico Maria Salerno” - e L'ebreo - premio Siae.Agis.Eti. Clementi è inoltre traduttore di testi teatrali dallo spagnolo e scrive e adatta sceneggiature per il cinema e la televisione.

Tutto il repertorio,
e fra le altre opere disponibili di Giovanni Clementi:
•La tattica del gatto •L'ebreo •Ladro di razza •Alcazar-Il rifugio •Gino lunedì riposo

 

La tattica del gatto

Sinossi:
Due ex calciatori professionisti, un centravanti, Ettore, detto l’Anguilla, ed un portiere, Valentino, detto il Gatto, tornano ad incontrarsi dopo 30 anni. Il primo ha fatto fortuna, il secondo, per sopravvivere, fa il custode di un campo di calcio.L'incontro scatena il ricordo: l’antica amicizia dei due giovani calciatori, interrotta bruscamente dalla comparsa di una donna, Carla. Il susseguente distacco fra i due amici, che culmina in un incidente di gioco, provocato da Ettore, che pone fine alla carriera del Gatto. E poi ancora due figli, un ragazzo e una ragazza, identici ad Ettore e Carla giovani, destinati a piacersi e innamorarsi….Tutto sembra spontaneo, casuale, ma la tattica del Gatto è implacabile. Una vendetta meditata per 30 anni e destinata a svelarsi davvero solo nell’ultimo fotogramma.

Personaggi:
3 U, 2 D

Estratto:
ETTORE:
Non mi sono mai sentito tanto stupido. Da quando ci siamo rivisti. Ho sempre avuto una grande stima di me stesso. Le mie conquiste, il mio benessere…(Lunga pausa) Io quando t’ho conosciuto…T'è sempre piaciuto forzare la mano, no? La moglie dell'allenatore, del presidente... T'è sempre piaciuto rischiare, no? Non riuscivo a capire perché non avevi amici....perché tu, così simpatico, allegro....con la gente che ti adorava....che aspettava di vedere sbucare dagli spogliatoi il grande Gatto...solo lui...eppure nessuno era amico tuo! Non riuscivo mica a capire.....Figurati! Mi sembrava un onore il fatto che si stava sempre insieme...il fatto che mi avevi scelto fra tanti....poi ho capito, ma era troppo.... Io lo seppi circa un mese prima di quella domenica. Per caso. Sai chi me lo disse? Bertani, proprio lui. Eravamo nello spogliatoio, a 500 chilometri. Mi disse:" Hai fatto gli auguri a Valentino?" "Di che?" "Come di che? Non siete amici?" "Sì, ma..." "S'è sposato." Solo questo. Bertani mi disse solo questo. Solo quelle poche parole. Ma furono sufficienti per capire. Volevo farti male. Quando entrai in scivolata....mentre sentivo l'erba sotto le cosce...pregai Dio di centrarti nel punto giusto. Di lasciarti in terra. Volevo farti male Dio bono. Volevo vederti urlare, Valentino, lì per terra.
VALENTINO: (sorridendo amaro) 'Mbè, Gesù Cristo t'ha dato 'na bella mano.


L'ebreo

Sinossi:
Negli anni ’40, con l’entrata in vigore delle leggi fasciste sulla discriminazione, molti ebrei mettevano al riparo i loro beni intestandoli a prestanome fidati di razza ariana. Così accade a Marcello Consalvi, al tempo oscuro ragioniere, a cui il Padrone ha intestato tutte le proprietà. E’ ricco e vive con la moglie Immacolata nello splendido appartamento del Padrone nel ghetto ebreo di Roma. La vita borghese della coppia è improvvisamente sconvolta dal ritorno, dopo 13 anni, del vecchio proprietario, che bussa alla loro porta. I due decidono di chiudersi in casa e non aprire, nel timore di perdere tutto e dover tornare alla miseria di prima, ma il vecchio continua a bussare al portone: l’unico modo per porre fine all’incubo è eliminarlo. Ma ormai chiunque bussa a quel portone, per Marcello e Immacolata, è il vecchio ebreo. E’ questa la loro vera condanna.

Personaggi:
2 U, 1 D

Estratto:
IMMACOLATA:‘O vedi Marcè, ch’è come dico io! Quello se vòle vendicà.
MARCELLO: E de che? E poi perchè co’ noi?
IMMACOLATA: E chi ‘o sa, fatto sta che se sta a divertì. Se vede che ce sta a pijà gusto...(Marcello fa cenno di non capire.) Je piace a mettece paura. A facce sta cor fiato in gola. Perchè lui lo sa bene quello che stamo a passà. Te dici: chissà ch’avrà passato! E noi? Che stamo a passà? Che ce sta a fa’ passà? Se diverte...
MARCELLO: Dici?
IMMACOLATA: Er principale è senza scrupoli, da’ retta a Immacolata. E’ sempre stato senza scrupoli. Ha fatto l’abbacchietto solo quanno jè convenuto. Ma è ‘na serpe. Che te credi perchè m’è venuto in mente de...
MARCELLO: Io noo so se je la faccio...
IMMACOLATA: (Abbracciandolo.) Ma certo che je la fai, Marcè. Je la famo sì. Insieme je la famo.
MARCELLO: A me me sembra ‘na pazzia, Immacolà.
IMMACOLATA: E che artro vòi fa’? Se ciài ‘n’artra soluzione...’N se merita gnente, da’ retta a Immacolata tua! Se ciavrèbbe avuto un minimo de...ma che te presenti così, dopo 13 anni? Che me fai pijà un corpo....no, Marcè, no. T’ho detto perchè lo fa: se diverte. Ho sofferto io, mò soffrite voi. Ecco perchè lo fa. E uno così...che pensa così, che se merita Marcè?


Ladro di razza

Sinossi:
Siamo a Roma, al tempo della Seconda Guerra Mondiale, sotto l'occupazione tedesca. Tito, ladro e truffatore di professione, uscito dal carcere si rifugia nella baracca del suo amico Oreste, umile e onesto operaio di una fornace, per sfuggire ad uno spietato usuraio al quale deve parecchi soldi. Il destino vuole che Tito conosca Rachele, ricca zitella ebrea, che perde la testa per lui. Tito non può lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione per estinguere i suoi debiti: finge, con abilità, di sedurre Rachele, vincendo la repulsione per il suo aspetto fisico e così riesce a conquistare la sua piena fiducia per potere mettere a segno il colpo e svaligiarle la casa con tutti i suoi beni, coinvolgendo anche Oreste. Ma non ha fatto i conti con i propri sentimenti...

Personaggi:
2 U, 1 D

Estratto:
RACHELE: Pensa che cervello che ciò! Lo sai c'ho pensato, la prima vorta che t'ho visto? Quanno sei venuto a portamme er registro....Ho pensato: questo nun me la racconta giusta.
TITO: Eh?
RACHELE: Me so' fatta tutta 'na fantasia...questo sta a fa' er galletto...me vole fregà...'ste cose qui insomma. Pensa te!
TITO: Ammazza! 'St'effetto t'ho fatto?
RACHELE: Ma sì, perché io 'n ce so' mai stata abbituata....pensavo che me stavi a prende in giro.
TITO: Sì, eh?
RACHELE: Che te sei arrabbiato?
TITO: No, Rachè...e perchè....è normale che...de 'sti tempi è normale nun fidasse.
RACHELE: Ma poi quanno te sei sbottonato la camicia e m'hai dato la catenina...questo sì, ch'è n'omo, ho pensato!
TITO: Vabbè, daje....mò pè 'na catenina....che vòi che...pè così poco...
RACHELE: Pè così poco? A me quella catenina m’ha cambiato la vita, Tì. Te pare poco, te pare? Ma lo sai che io mò...me vergogno a dillo!

Alcazar-Il rifugio

Sinossi:
Roma, inverno 1943: Nazisti e fascisti sentono l'avvicinarsi della sconfitta e seminano il terrore, bombardamenti, deportazioni, fame e miseria. Ma la vita continua. Una compagnia di avanspettacolo fa le prove in una cantina usata come rifugio antiaereo, per portare in scena un varietà con pochi mezzi ma, in fondo al cuore, tante speranze. Alcazar è una commedia nella quale l’atmosfera drammatica del periodo bellico è allentata dall’indole popolare dei personaggi che utilizzano principalmente il dialetto romanesco del tempo, con battute divertenti ed espressioni taglienti ma mai volgari.

Personaggi:
4 U,  3 D

Estratto:
COSTANTINO: Ah! Ma voi…’o sapete come funziona er varietà? Scenografia, comico, scenografia, comico… Quelli vònno ride…
ERNESTO: (Ride) Ah ah ah, esilarante! Scenografia, comico, scenografia, comico….ah ah ah…(Tutti lo guardano) Ah ah...scenografia ah ah comico…
CARMEN: ’Nnamo bene va! Ce mancava er matto! Io bisogna proprio che cambio compagnia…(Mentre Ernesto continua a ridere)…tutti qua…
COSTANTINO: Maa...sentite ‘n po’…ma chee…
ERNESTO: (Con le lagrime agli occhi) Ah ah...scenografia…ah ah…comico…
COSTANTINO: Guardate chee…’n dovete ride voi, quelli vònno ride! Er pubblico vòle ride.
ERNESTO: (Riprendendosi) Ma certamente.
COSTANTINO: Quelli vònno ‘e barzellette…
ERNESTO: Mia moglie è così cretina, ma così cretina che quando le dico: “Passa il brodo”, lei si affaccia alla finestra!(Nessuno ride, a parte Iris e lo stesso Ernesto.)
CARMEN: Ce meneno!

Gino lunedì riposo

Sinossi:
A Roma, nel 1960. Dalla radio, suoni e voci della maratona olimpionica. Anche se è domenica, Gino sta aspettando un cliente nel suo negozio di barbiere e nel frattempo conversa stancamente con la moglie: il lavoro scarso, il figlio e lo sport, la gita del giorno dopo…Quando la donna si allontana, la porta della bottega si apre, ma non è il cliente atteso, bensì Maurizio, che Gino non vedeva da 15 anni. E,  a poco a poco, dal dialogo fra i due, emergono i ricordi di un tempo che sembrava sepolto; dolorosissimo, eppure più vicino a Gino di un presente squallido e insincero…

Personaggi:
2 U, 1 D

Estratto:
MAURIZIO: -Ma che te pensi che ‘n t’ho visto, come te la guardi a Elsa? Sabato scorso, quanno hai chiuso la seranda, che lei te stava a fianco. E’ stato ‘n’attimo. Te la sei guardata, mentre stavi accucciato giù a chiude er lucchetto. Da sotto. Te la sei guardata. Senza parlà. Ma si te vedeva, capiva sicuro. Ma che ce sto a fa’ co’ te? Quello dice…
GINO: - Me cojoni! Ciavèmo er filosofo! Er meccanico filosofo! Er meccanico filosofo frocio!
MAURIZIO: - Che te pensi che stavo qua se te vedevo tutto contento co’ tu’ moje, co’ tu’ fijo….Guardate, guardate allo specchio Gì! Lo vedi? Lo vedi er piggiama, Gì? Annamo giù a la valle dell’Inferno, Gì! Portamece. Senti che callo che fa…se famo er bagno, Gì. Portame a vede i fiori viola, Gì.
GINO: (Urla) -Te ne devi annà! Vattene via!


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