L'autore:
Luis Guerrero

Vive tra Madrid e Montevideo. Da perfetto bilingue (madre italiana e padre uruguayano), scrive indifferentemente in spagnolo e italiano. Ha compiuto studi classici e ha seguito corsi di scrittura e di drammaturgia sia in Italia che in America Latina. Lavora molto per diverse reti televisive ma la sua grande passione rimane il teatro. Ha vinto vari premi di drammaturgia e le sue opere sono rappresentate da un capo all’altro dell’oceano.

Opere disponibili di Luis Guerrero:
•Una voce •L'ultima lezione •Clelia e Armando

 

Una voce

Sinossi:
Nella Sicilia degli anni '20, il giovane marchese Silvio Borghi ha vissuto tutta la sua vita nel buio cui l’ha costretto una precoce malattia agli occhi. L’unica consolazione a questa infermità sono state le letture serali di Lidia, una ragazza povera che la madre di Silvio aveva, tempo addietro, preso in casa per pietà. Nel corso degli anni, i due giovani si sono innamorati ma ora Silvio è alla vigilia di un’operazione che potrebbe restituirgli la vista e Lidia ha paura che la realtà e le differenze sociali possano prendere il sopravvento... 

Estratto:
Lidia: - Una vera coppia, già. Perché adesso, secondo te…Eppure tu stesso hai rammentato la dolcezza di quelle sere, al buio, e tutto il tempo passato insieme a conversare, a immaginare.
Silvio: - Forse che per avere gli occhi, bisognerà rinunciare alla fantasia? Se tutto andrà bene, tu, cara, non sarai più costretta ad occuparti di me, nel modo in cui fai adesso, ad aver paura che mi faccia male contro gli spigoli, anche se ti sbagli, sai, perché anche così questa casa la conosco meglio di te. Non dimenticare che ci sono nato.
Lidia: - Sai bene che l’accudirti non mi è mai pesato.
Silvio: - Accudire! Che brutta parola, quando ci si ama! Insomma Lidia, potremo passeggiare, ballare, visitare il mondo. Come fai, spiegami, a startene lì, quieta, a piegare camicie, pantaloni, senza sentire l’ansia di tutto questo?
Lidia: - Io…vorrei solo che tu non ti facessi troppe illusioni, ecco.


L'ultima lezione

Sinossi:
Un vecchio professore di latino è tra i pochi frequentatori di una piccola biblioteca di quartiere immersa in un parco. Un giovane bibliotecario, appena arrivato, cerca di rimettere ordine fra le carte e i locali di quella struttura oramai fatiscente. Hanno entrambi dei segreti ed un passato doloroso. Il confronto fra due persone apparentemente così diverse, fra litigi, discorsi sulla cultura e fragili riavvicinamenti, non lascerà  intatte le loro vite…

Personaggi:
3 U, 1 D.

Estratto:
ALBERTO: - Non ha senso dialogare con lei. E’ più spostato del solito ed io non ho intenzione di perdere il mio tempo.
BLASI: - Lei è peggio di Grimoldi, almeno lui crede in qualcosa, l’immagine, i soldi, l’indice di ascolto, lei, invece, si dà da fare per niente.
Lascia che siano gli altri a giocare e si preoccupa solo di pulirgli il campo. Lei crede solo alle sue classificazioni e ai suoi scaffali puliti.
ALBERTO: - Ma cosa vorrebbe che facessi? Cosa? Visto che non ci viene più nessuno, vuole che faccia diventare questa biblioteca un centro d’accoglienza per anziani, un covo per drogati? Tutto questo lo è già, del resto. E cosa fanno, cos’hanno fatto gli altri per me? Cosa pretende? Che mi metta al servizio degli altri? E’ questo che vuole?
BLASI: - No, gliel’ho già detto, soltanto che li guardi, che distolga gli occhi dai suoi libri e  ogni tanto si accorga che esistono.
ALBERTO: - Me ne accorgo fin troppo, per sfortuna.

Clelia e Armando

Sinossi:
Tre brillantissime variazioni sul tema della coppia. Stessi nomi dei protagonisti, tre situazioni diverse. Si può chiudere con la vita quando si è al massimo della felicità? Si possono risolvere i problemi di coppia semplicemente raddoppiando tutti gli oggetti a disposizione? Si può stare bene insieme accettando che l’altro o l’altra portino a letto anche i fantasmi del passato? Tre interrogativi, solo apparentemente innocui, a cui cercheranno di rispondere i protagonisti di tre divertentissimi sketches…

Personaggi:
1 U, 1 D (cast variabile)

Estratto:
Clelia: - No, un momento.
Armando: - Che c’è ancora?
Clelia: - Perché dovresti essere tu a lanciare la moneta?
Armando: - E chi dovrebbe lanciarla, allora?
Clelia: - Perché non io?
Armando: - Giusto,  e perché non io?
Clelia: - Esatto, ma perché non io?
Armando: - Come ne usciamo, allora?
Clelia: - Perché vuoi lanciarla tu?
Armando: - Perché ho lanciato io l’idea.
Clelia: - L’idea non è la moneta.
Armando: - Ragiona, Clelia. Cosa vuoi che succeda se lo faccio io? La moneta andrà per aria,  cadrà sul pavimento e poi rotolerà per un po’ fino a che non si ferma.
Clelia: - Il modo in cui la lanci potrebbe influire sul risultato.
Armando: - E allora, la soluzione?
Clelia: - Potrei farlo io. Lo farei esattamente come te, uguale preciso.
Armando: - Uguale preciso?
Clelia: - Uguale precisissimo.
Clelia: - E allora chi?
Armando: - Dobbiamo trovare qualcuno che lo faccia per noi.
Clelia: - Qualcuno chi?
Armando: - Chiunque. (Indicando il pubblico)  Lì c’è della gente.
Clelia: - Non possiamo far venir su degli estranei. Penseranno che siamo matti.
Armando: - Gli spiegheremo tutta la storia.
Clelia: - E pensi che ci crederebbero?
Armando:  -  Perché no? Magari una cosa così è capitata anche a loro.
Clelia: -  Piuttosto, perché la moneta non la lanciamo insieme?
Armando:  -  No, dammi retta, chiediamolo a qualcun altro.

 

© 2007 tablas - tutti i diritti riservati