I TRADUTTORI ITALIANI RENDONO OMAGGIO ALLA "MUESTRA DE TEATRO ESPAÑOL DE AUTORES CONTEMPORÁNEOS" IN OCCASIONE DEL SUO VENTICINQUESIMO ANNIVERSARIO TRADUCENDO BRANI TRATTI DA "PEQUEÑAS PIEZAS DESOLADAS" DI GUILLERMO HERAS:






Paola Ambrosi: Amore cane

AMORE CANE

1 Ti mangerei a morsi.
2 Non esagerare.
1 Vuoi provare?
2 Non me la sento.
1 Sei una vigliacca.
2 Non lo nego.
1 Dovresti sperimentare.
2 Un po’ alla volta.
1 Perché lasci per domani quello che potresti fare oggi?
2 Non voglio perdere la testa.
1 Quella sarebbe l’ultima.
2 Stai esagerando.
1 Sto investigando.
2 Se non ti conoscessi mi faresti paura.
1 Dato che mi conosci, prova invece a dispiacertene.
2 Non mi provocare. Mi fai sentire inquieta.
1 Questo mi conforta.
2 La quotidianità non ti basta più?
1 Diventa quotidiano quello che tu vuoi che lo diventi.
2 Leggi troppo.
1 Hai ragione. Devo passare all’azione.
2 Fa rima.
1 Con stima.
2 Smettila di fare il pagliaccio.
1 D’accordo. Ma non mi va che tu faccia battutine su questa nobile professione.
2 Lo so. E per giunta il circo mi inquieta da sempre.
1 Avrai avuto un trauma da piccola.
2 Odio vedere gli animali in gabbia.
1 Meglio là che allo zoo.
2 E con tutti quegli strani personaggi: prestigiatori, equilibristi, lanciatori di coltelli, trapezisti, domatori, nani…
1 I nani?
2 La loro presenza mi inquieta da sempre.
1 Tutti pregiudizi.
2 Adesso non è più possibile nemmeno dire quello che si pensa.
1 Non è politicamente corretto.
2 Perché, non ci sono canaglie tra i neri?
1 Certo che sì. I figli di puttana abbondano in qualsiasi razza.
2 E allora, se è così, a me ripugnano i nani.
1 Per una questione estetica?
2 Semplicemente non voglio pensare a loro.
1 Ma torniamo al principio. Perché non vuoi che ti mangi?
2 Mi sembra una cosa sporca.
1 Facciamola diventare una cosa pulita.
2 Come si squarta un corpo in modo pulito?
1 Ti trovo eccessivamente permalosa.
2 Non sopporto il dolore.
1 Se vuoi ti anestetizzo.
2 Cerchi solo il tuo piacere.
1 Certo, adoro l’onanismo.
2 Io invece lo detesto.
1 Questione di gusti.
2 Hai sempre cercato di imporre il tuo.
1 Non mi pareva che ti facesse tanto schifo.
2 Adesso è diverso.
1 È un proclama di autoaffermazione.
2 È solo buon senso.
1 Fa bene diventare adulti.
2 Un passo che per te, invece, sarà un miracolo.
1 Sì, mi piace Peter Pan.
2 Ma tu finisci sempre per rimanere Pollicino.
1 Non è poi così male. Soprattutto intelligente.
2 A me sembra un cretino.
1 Lo vedi? Cerchi sempre lo scontro.
2 Sono molti anni che ti sopporto.
1 Io continuo a volerti bene.
2 Per inerzia…
1 No, no. Ti desidero più che mai.
2 Stai delirando.
1 Mi sento come un cane. Puro istinto.
2 Pura immaginazione.
1 Guarda, mi metto a quattro zampe.
2 Per favore, non essere ridicolo.
1 È l’istinto che mi guida.
2 Magari fossimo davvero animali!
1 Vedi come mi capisci?
2 Proprio per non diventare così contorta come sei tu.
1 Credi che gli animali non siano contorti?
2 Certo che lo penso. Il tuo istinto è condizionato dai tuoi fantasmi.
1 Curiosa teoria.
2 Una percezione.
1 Non so, Mi piacerebbe chiedere ad un coccodrillo, ad una iena, ad un boa strangolatore, ad una giraffa, ad un babbuino, a…
2 Falla finita. Mi annoi.
1 Proprio adesso che stavo entrando in una conversazione scientifica!
2 Che merda che sei!
1 Una sostanza assolutamente organica e animale.
2 Dovremmo uscire, andare a fare una passeggiata.
1 Non so. Nel parco avrei più pudore.
2 Pudore?
1 Per mangiarti.
2 È un luogo adatto ad un cane.
1 Ma temo che la gente non abbia il senso dell’humor.
2 Può essere. Se ti vedono fare l’imbecille a quattro zampe, può darsi che ridano di te.
1 Che ridano non mi preoccupa. Sarebbe brutto che mi tirassero pietre.
2 Ad un animaletto così tenero?
1 Non voglio andare al parco.Qui ho più intimità.
2 Prima ti piaceva fare l’esibizionista.
1 Ogni cosa ha il suo ciclo.
2 Hai pensato che se mi mangi non mi avrai più?
1 Me ne cercherò un’altra.
2 Perfetto. Il cane assassino seriale.
1 Forse poi ne faranno un film.
2 O forse ti daranno tante di quelle bastonate…
1 Accetto il rischio.
2 Continuo a pensare che sei un egoista.
1 Ti darà il massimo piacere. Mangiare lo si fa spinti dal desiderio.
2 O dalla necessità.
1 Anche. Ho bisogno di provare la tua carne.
2 Non ti basta leccarla?
1 Insufficiente.
2 Succhiarla.
1 Mi fa crescere il desiderio.
2 Comincio a stancarmi.
1 (Ulula.)
2 A che razza stai pensando?
1 Al mastino tedesco.
2 Un cane fiero.
1 Ho bisogno di una buona mandibola.
2 Credi che la mia carne sia dura?
1 Per niente amor mio; la tua pelle è soave come quella del serpente.
2 Potresti morire avvelenato.
1 Moriamo assieme.
2 Non ti facevo tanto romantico.
1 Non fraintendere. Questo è solo istinto animale.
2 Ma che ossessione! Di nuovo con gli animali!
1 Non essere così razionale.
2 E tu così ripetitivo.
1 Questione di carattere. (Si lancia su di lei. Ululo.)
BUIO


David Campora: L'abisso

L'ABISSO

Sullo schermo vediamo il mare. Un mare che sommerge ogni cosa. In scena, una barca.

Padrone:Salta, bastardo. Allora, ti decidi a saltare?
Uomo: Non so nuotare.
Padrone: Beh, è l'occasione giusta per imparare.
Uomo: Manca poco alla costa.
Padrone: Di sicuro gli altri sono già arrivati.
Uomo: La maggior parte saranno annegati.
Padrone: Non essere pessimista.
Uomo: È così scuro.
Padrone: Pensa al tuo futuro. Non era anche più scuro?
Uomo: Voglio tornare indietro.
Padrone: Troppo tardi. Insomma, ti decidi a saltare, cazzo?
Uomo: Dovrai uccidermi.
Padrone: Mi credi un assassino?
Uomo: Non so come li chiamano, nel tuo paese, quelli come te.
Padrone: Vuoi darmi lezioni?
Uomo: Io ti ho pagato. Hai detto che mi avresti portato sull'altra sponda. Questo è il mare, l'abisso oscuro.
Padrone: A volte le cose non vanno come vorremmo.
Uomo: Eppure vanno sempre come vuoi tu. Lì, nel mio piccolo paese di terra cruda, il sole scende come una maledizione sulla gente. Non c'è quasi acqua. Non sappiamo nuotare. Affogata: Non saltare. Qui c'è solo oscurità. Solo silenzio. Fino a poco fa potevo ancora sentire le voci di tutti quelli con cui eravamo ammassati su quella dannata barcaccia e ora è tutto silenzioso e senza luce. Ti vedo lì su e non posso aiutarti. Sono in un altro posto. Un posto che mi ha sempre fatto paura, per questo volevo fuggire, come te, dal mio paese nel deserto. Lì, solo sabbia e sabbia. Calore, sudore, il tempo sospeso in un lento scorrere di giorni. Sempre le stesse facce, gli stessi paesaggi. Un giorno uno straniero capitò da quelle parti. Ci fece una foto e ce la diede. Ogni volta che guardavo la foto e guardavo il luogo in cui era stata fatta, mi sembrava che non fosse passato neanche un minuto. Noi donne, poi, abbiamo altre incombenze. Lavorare presto la mattina, servire l'uomo di sera e, soprattutto, tacere. Non dire mai quello che pensi. Ti urlano contro o ti picchiano, ti accarezzano o ti disprezzano come fossi parte di un paesaggio inanimato. Sognavo l'acqua, e quando l'ho vista ne ho avuto paura. Non si vedeva il fondo. E ora questa terribile oscurità. Non saltare. Non saltare.
Padrone: Se salti hai ancora una possibilità di salvarti.
Uomo: Ho sentito una voce. Non devo saltare.
Padrone: (Tira fuori una pistola). Allora te ne andrai all'inferno più rapidamente.
Uomo: Perché lo fai?
Padrone: Di qualcosa si deve pur vivere.
Uomo: Vivere uccidendo?
Padrone: Né più né meno di quel che siamo. Animali.
Uomo: Volevo vedere l'altra sponda. Arrivare a Parigi e vedere l'arrivo del Tour. Volevo fare il ciclista. Montare su una bicicletta e percorrere strade circondato dal plotone. Non parlo di vincere una tappa, no. Solo correre a fianco dei grandi. Passargli la borraccia o un cubetto di cioccolato quando ne avessero bisogno. Guardare ai due lati della strada e sentire la gente gridare e fare il tifo. Lasciami diventare un ciclista. Padrone: Allora salta e raggiungi la sponda.
Uomo: Non so nuotare.
Padrone: Che peccato, hai sbagliato sport.

L'uomo si scaglia contro il Padrone. Si azzuffano, poi si sente uno sparo. L'Uomo barcolla e cade dalla barca.

Affogata: Ti avevo detto di non saltare. Non troverai qui quello che cercavi.
Uomo: La morte è il nulla. Ora non potrò più arrivare ai Campi Elisi in sella alla mia bicicletta, neanche come fanalino di coda della classifica.
Affogata: Forse si tratta solo di un sogno, da cui potremmo svegliarci in qualsiasi momento. E allora io mi ritroverei in mezzo alla gente, ad applaudirti, e tu, così orgoglioso in sella alla tua bicicletta, mi strizzeresti l'occhio e grideresti: "Lo vedi? A volte, fare sacrifici, vale davvero la pena".
BUIO


Pino Tierno: Cosmetici

COSMETICI

Nella Cina di oggi.

LIN: Quanti sarebbero stavolta?
YANG: Almeno una decina.
LIN: Lo sai che ogni volta è più difficile ottenerli.
YANG: Sollecita i giudici.
LIN: Avrò bisogno di più soldi.
YANG: Lo avrai ma non ci devi deludere. Abbiamo bisogno di quella merce.
LIN: Non sarà facile. I tempi stanno cambiando.
YANG: Diventi nostalgico?
LIN: Mai. Constato la realtà.
YANG: Ricorda che la realtà si può trasformare.
LIN: Ogni volta ti funzionano meno gli slogan.
YANG: Il mondo ci guarda in modo diverso.
LIN: Ogni volta ci osservano da più vicino.
YANG: Il governo saprà metterli in riga.
LIN: Non dimenticare che ne hanno bisogno anche loro.
YANG: Come noi di questa materia prima. L’Europa tira fuori i suoi princípi solo quando la corda è tesissima. E le sue donne hanno molto potere.
LIN: E’ incredibile quanto spendano in cosmetici.
YANG: La bellezza ha bisogno di supporti.
LIN: Non capisco perché non possiate fabbricarli dagli animali.
YANG: Non essere ingenuo. Facciamo anche questo. Ma non è lo stesso. La qualità della pelle è diversa.
LIN: Ma in fondo non è che questo, pelle animale.
YANG: Se i nostri critici non avessero scoperto le differenze, credi che ci arrischieremmo?
LIN: Non capisco questi occidentali.
YANG: E’ la loro maniera di credersi più sofisticati.
LIN: Ma quelle vecchie raggrinzite si spalmerebbero quelle creme se ne conoscessero l’origine?
YANG: Magari la cosa le attizza.
LIN: Allora perché non scrivete gli ingredienti nelle etichette?
YANG: Sarà questione di buon gusto orientale.
LIN: Se la notizia si diffonde molte famiglie vorranno vendere i loro morti.
YANG: Questo sarebbe la fine dell’affare. Tutto quanto è massificato finisce per avere poco valore. La pelle di cui abbiamo bisogno è quella dei cadaveri dei condannati…Nessuno reclama i loro corpi…e poi, ci garantisce una discrezione assoluta.
LIN: A base di mazzette.
YANG: E’ curioso come tu stia diventando virtuoso.-Un tempo non eri così. Pensa fra l’altro che i nostri funzionari non sono ben pagati e questo funge da integrazione. Il loro lavoro è durissimo e debbono sopportare molte critiche.
LIN: Il mio lavoro è ancora più duro.
YANG: Per questi guadagni bei soldi.
LIN: Hai mai scorticato un cadavere?
YANG: Mai. Mi basta controllare i fogli di pelle che mi consegni.
LIN: Un pensiero piuttosto cinico.
YANG: Non fraintendere. Sono un onesto commerciante nella millenaria arte della fabbricazione di cosmetici.
LIN: E così mantieni tranquilla la tua coscienza.
YANG: Ovviamente. Sono un professionista. Il mio dovere e obiettivo è quello di creare le creme più suggestive ed eccitanti che favoriscano il ringiovanimento della loro pelle. E’ legge della vita, quand’è finito il tuo corpo non serve a niente. Se quel corpo viene cremato si perde un materiale molto utile e, oltre tutto, l’anima soffrirebbe lo stesso.
LIN: Non mi assordare con la tua rozza filosofia. Quando avrò i miei soldi?
YANG: Hai già notizie di nuove esecuzioni?
LIN: Avendo una cosa sarà più facile arrivare all’altra.
YANG: Allora domani stesso lo avrai.
LIN: Vado proprio adesso. Fra un’ora cominciano i processi
YANG: Ricordalo bene..abbiamo una richiesta importante.
BUIO


Paola Ambrosi: Il cane iracheno

IL CANE IRACHENO

In questo testo il sesso dell’essere umano che lo interpreta, risulta indifferente. Tanto può essere un uomo che una donna.

Mi sono sempre chiesto perché diciamo “morire come un cane”. Che differenza c’è con la morte di una persona?Forse i corpi non si decompongono allo stesso modo? La prepotenza che questa strana razza che si muove su due zampe difende è davvero strana. Chiaro che loro le chiamano gambe per differenziarsi da noi. E questo noi è ampio, perché comprende cani, gatti, cavalli, conigli e qualsiasi mammifero di un certo pregio, ma anche per gli uccelli si usa la stessa parola: zampa. Ho sentito parlare anche di zampe d’anatra. Cosa vorranno dire? Perché non pensano mai che anche noi proviamo dei sentimenti e soffriamo? E se già è difficile essere cane in generale, cosa si potrà mai dire dei cani iracheni? Anche qui a volte ci accarezzano e a volte ci bastonano… e bisogna anche dire che dall’ultima guerra la vita dei cani è andata di male in peggio. Senza fare tanti giri, una autentica vita da cani. Sopravvivere con i resti dei resti di quelli che hanno raschiato via anche gli ultimi resti della spazzatura. Nemmeno le mosche sono riuscite ad evitare di essere ingoiate. Raccontano che in altre parti del mondo certi cani vengono trattati come se fossero delle persone. Mangiano tre volte al giorno, serviti dai loro padroni che li lavano, li pettinano, li fanno uscire di casa per pisciare in luoghi erbosi con alberi e acqua a volontà. Che vengano un po’ qua. Calore soffocante, terra dura, pozzanghere pestilenti e da tutte le parti i cartelli con la faccia del padrone. Sempre quella faccia, ovunque tu vada, come un grande occhio che ti segue persino nelle tue cerimonie più intime. Il suo sguardo ti penetra come se non potessi fare niente che non sia santificato dal suo esplicito desiderio. La paura, sempre la paura e anche l’odio per lo straniero. Perché noi? Cosa abbiamo fatto noi? Perché dobbiamo sopportare questa doppia repressione? Non faccio che ascoltare i lamenti della gente per la strada. Loro ascoltano i rumori che a volte cercano di mettere a tacere i proclami. Rumori, rumori… tra poco altri bombardamenti, altra morte, più fame e più dolore. Sono sicuro che chi decide queste cose non è un cane. E nemmeno una delle razze più feroci, come pitbull e rottweiler. Sarà uno senza testa, uno di quelli che si vantano di avere grandi genitali. Io ero piccolissimo quando le bombe caddero su Bagdad. Dopo aver sopportato per tanti giorni questa pioggia assassina molti si chiesero perché non l’avessero fatta finita del tutto. Perché l’avevano lasciato continuare questo capopopolo irachenoche ci ha lasciato solo questa scia di dolore? Almeno avessero ridotto tutto questo ad un campo di cenere. Ci avessero liberati almeno da questi anni di agonia lenta. Le lacrime ci hanno accompagnato in tutto questo tempo. Molti morirono. Non c’è una sola famiglia che non abbia avuto perdite. Nessuno si è salvato, né donne, né bambini, né vecchi, né tanto meno noi cani. Certo che non tutto sarà uguale per quelli che vivono dentro i palazzi. Si parla di stanze favolose dentro un labirinto di porte che, a volte, non conducono da nessuna parte. Senti parlare della patria;ordini religiosi parlano di un aldilà pieno di fortune per chi muore in combattimento. Ci sarà un paradiso anche per i cani? O gli umani si saranno riservati il monopolio del cielo e dell’inferno? Cani cristiani, cani arabi, cani buddisti o cani agnostici senza un indirizzo preciso al quale dirigersi quando ci piglierà un colpo. Mi piacerebbe scambiarmi per un giorno con uno di quei cani che vivono oltre le mura del palazzo del gran capo. Ho dimenticato il sapore della carne. Cosa si proverà a rinfrescarsi con l’acqua pulita? Adesso sono quasi uno scheletro, un corpo indebolito e tignoso che, quando un bambino qualsiasi gli lancia una pietra, non ha nemmeno il coraggio di affrontarlo. Bambini sporchi che giocano a calcio con una palla fatta di stracci e carta in un campo di terra dura, dove una caduta è una ferita che poi diventerà purulenta e non ci sarà niente per curarla. Ospedali che non hanno più medicine nemmeno per i dolori più immediati, mentre nei campi di petrolio si accumulano migliaia di galloni che aspettano un compratore che non arriva. Aspettare ogni giorno che passa guardando il cielo, ascoltando il silenzio per sentire se c’è un aereo all’orizzonte con il suo carico di morte. Cosa si nasconde in quei luoghi dove ogni giorno degli occidentali vanno ad ispezionare le loro installazioni? Cosa cercano in quei magazzini chiusi alla popolazione? Qui nessuno lo sa. Alcuni delirano e dicono che vogliono portarsi via i nostri tesori. Sogni di un passato di grande splendore che nessuno di noi tornerà a vivere. Presumo che viviamo in un mondo di menzogne nel quale non c’è posto per noi cani. Questi pensieri che abbaio con rabbia saranno inutili come uno scorpione che cerca di scamparla in una cisterna.Altri cani tentarono di fuggire e morirono cercando di attraversare il deserto. Per giunta se mai arrivassi ad una frontiera, come mi tratterebbero i cani iraniani, curdi o turchi una volta che si rendessero conto di dove sono? Quanto meno mi escluderebbero da qualsiasi aiuto. Questo nel migliore dei casi perché, se i loro padroni sapessero che vengo da qui, non dubito che le mie pene e la fame sparirebbero in un momento: preso a sassate o abbattuto. Per questo morirò qua tra non molto. In pieno sole. Ormai senza forze per cercare un po’ d’acqua sporca o un pezzo di qualcosa che difficilmente si potrebbe chiamare pasto. Cosa è meglio? Morire dallo schifo o morire vecchio? Cosa è peggio, morire di fame o schiacciato da un obice? Alla fine è lo stesso, si muore. Che schifo di storia è questa che finisce sempre allo stesso modo per tutti. E qui, in questi anni di sofferenza qualche volta vedevo ridere la gente. Aspettavano che un giorno togliessero l‘embargo quegliesseri invisibili dell’altro lato. Desideravano in silenzio che forse un giorno al risveglio avrebbero sentito o letto che il grande timoniere era morto, che bisognava andare al grande funerale e piangere disperatamente per parecchi giorni. Ma dopo poco tempo sicuramente il lutto avrebbe ceduto il passo al giubilo e dove adesso si moltiplica la sua faccia, sempre vigile, apparirebbero altri paesaggi che ci farebbero sognare la libertà. Ma nemmeno guardando il cielo stellato si sognano i racconti del profeta. Gli uni e gli altri ci hanno negato la pace. Da tempo ci hanno lasciato vivere in agonia e può essere che adesso la cosa sia sembrata loro troppo generosa.E nel frattempo dietro alle mura dei suoi palazzi lui continuerà a riunire i suoi militari, vantandosi del loro potere e fumando quei sigari che tanto gli piacciono. Così lo si vede in quell’aggeggio che piace tanto agli umani, quelloche li tiene incollati a guardare immagini che non si sa mai se sono vere o false. A volte ci hanno lasciato vedere “il capo” dall’altra parte e, anche se lo si vede sempre con un bel vestito, qui dicono che a lui piacerebbe uscire vestito da cow boy, come quelli dei vecchi film che chiamano dell’West. Anni fa si vedevano più spesso, adesso solo raramente. A me piaceva stendermi a terra, sotto una bella ombra e guardare quel piccolo aggeggio del bar dove si vedevano degli strani tipi con dei cappelli tipici e le pistole alla cintura, mentre impallinavano e uccidevano altri strani tipi a petto nudo e una acconciatura di piume. Ogni tanto mi eccitavo molto e sbavavo quando appariva qualche cane. Era molto simile a me e agli altri molti cani che gironzolavano per le strade di Bagdad. Adesso mi stanno venendo meno le forze. Non posso più abbaiare con forza. Atterrito, asfissiato, annoiato,
anchilosato, abbrutito, abbandonato,
afferrato, asfissiato, abbattuto,
appestato, arpionato, atterrato,
assoggettato, allontanato, annichilito.
È il mio commiato da questo mondo che forse tra non molto non sarà altro che un ammasso di macerie.
Vita da cane, umana morte.
BUIO


Andrea Fava: Seccasangue

SECCASANGUE

(DUE DONNE N e B)

N.- Lo trovo disgustoso.
B.- Però è naturale.
N.- Ma è pesante.
B.- Però ci contraddistingue...
N.- Ogni 29 giorni.
B.- Se tutto va bene...
N.- Io ne vado fiera.
B.- Però è stancante.
N.- Detesto gli orologi.
B.- Solo un modo di misurare le cose.
N.- Sempre così precisi.
B.- Col mio tocco animalesco.
N.- Non fare tanto la civettuola.
B.- E allora non mi provocare.
N.- Mi piace un sacco quando ti arrabbi.
B.- Ti succede ogni volta che vedi il sangue.
N.- Secco.
B.- Naturale dopo un po’.
N.- Potresti toglierti.
B.- Mi piace appurare che rimane questo segno.
N.- Un po’ macabro.
B.- È un po’ come una cartina geografica di un istante.
N.- Ti piace autocompiacerti vero?
B.- Guardala bene. È una macchia davvero artistica.
N.- Lo sai che mi fa schifo.
B.- Però adori il fatto in se’...
N.- Trovo eccitante quel momento. Il modo in cui fluisce. Non il seguito.
B.- Sei più morbosa di me.
N.- Tu hai dei deliri da artista.
B.- Non sarebbe male in effetti. Dovremmo collezionarle.
N.- Per poi esporle?
B.- E perché no?
N.- Perché non ci verrebbe nessuno.
B.- Certo si dovrebbe fare una bella campagna promozionale.
N.- Opere cicliche.
B.- Tutti i nostri flussi.
N.- Dovresti trovarti un agente.
B.- Meglio che sia donna.
N.- Così resta una cosa tra di noi.
B.- Avrebbe più sensibilità.
N.- Dobbiamo schiacciare i maschi.
B.- Senza nessuna pietà.
N.- Loro sanguinano in maniera diversa.
B.- Sapresti distinguerne il colore?
N.- Saprei sicuramente distinguerne i lamenti.
B.- Razza di codardi!
N.- Non sanno sopportare il dolore.
B.- Come noi.
N.- Cacasotto!
B.- Femminucce!
N.- Ti ricordi della reazione di quell’uomo alla vista del sangue?
B.- Si è messo a pregare.
N.- Non riusciva a sopportare quella visione.
B.- Quella macchia oscura.
N.- E quel sorso di tequila.
B.- Gli sputai in faccia.
N.- Sudava.
B.- E guardava terrorizzato.
N.- Come se non avesse mai visto una macchia di sangue!
B.- Fluiva ancora.
N.- Liquido.
B.- Ma denso.
N.- Comunque insisto. Mi piace di più quando è secco.
B.- Una vasta gamma cromatica.
N.- Infinite possibilità plastiche.
B.- Un sapore vero di arte.
N.- Peccato che non piaccia a tutti.
B.- Nemmeno il Chili piace a tutti.
N.- Sono loro che ci perdono.
B.- Stronzi.
N.- Fra poco farà di nuovo giorno.
B.- Nuovi preparativi.
N.- Hai comprato l’occorrente?
B.- Tutto pronto.
N.- Tutto preparato.
B.- Entro due giorni.
N.- Due giorni esatti.
B.- Questa volta sarà una cosa folle.
N.- Il sangue scorrerà a fiotti.
B.- Sarà il nostro colpaccio.
N.- Quello definitivo.
B.- Per poi ritirarci.
N.- Per creare.
B.- Per presentare la nostra grande collezione.
N.- Sangue Secco.
B.- Le Secca Sangue.
N.- Hai preparato tutti i piani?
B.- È tutto pronto.
N.- Dunque, l’obbiettivo è fissato.
B.- La Banca Nazionale.
N.- Assalto frontale.
B.- Armi ben oliate.
N.- Le nostre pistole.
B.- La Sing-Sauer P-220.
N.- La Browning High Power.
B.- La Colt M1911.
N.- Tutte vecchie.
B.- Ma affidabili.
N.- La Beretta 92.
B.- La Glock 17.
N.- Las Smith and Wesson.
B.- La Walther P99.
N.- Impugnatura ben salda.
B.- Sentire il contatto.
N.- Sparare al corpo.
B.- Il sangue fluisce.
N.- Macchia i vestiti.
B.- E intanto tu raccogli i soldi.
N.- Io strappo le camicie.
B.- La nostra collezione.
N.- Il nostro sogno.
B.- Un autentico site specific.
N.- Un esempio di installazione
B.- Molto più di un happening.
N.- L’arte non ha più confini.
B.- Accarezzi il revolver.
N.- Ogni ventinove giorni.
B.- Un nuovo assalto.
N.- Più sangue secco.
B.- Più futuro davanti.
N.- L’Arte, senza confini.
BUIO


Martina Vannucci: Linea 9

LINEA 9

Esci fuori in strada. Spazzatura sul marciapiede.
Di mattina presto. Sole tiepido.
Sguardi persi. Transiti robotici.
Un giorno e un altro giorno e un altro giorno ancora.
Manderesti tutto a puttane.
Ma leggi il giornale
che ti hanno dato gratis all'entrata della metro.
La ragazza aveva le cispe,
avrebbe dovuto essere a scuola
ma suo padre è disoccupato
suo fratello è disoccupato
sua madre si ammazza di lavoro
e lei vuole un fidanzato
che la porti a ballare in moto.
Perché non le hai detto qualcosa?
Le avevi guardato furtivamente il seno.
Adesso ti stringe un gomito il fianco.
Senti il puzzo di un'ascella,
vedi degli occhi da zombie
e sono passate solo due stazioni.
“Il denaro non dà la felicità”
Leggi quello che dice un coglione famoso,
ma pensi che il denaro dia la libertà.
Più facce, più corpi, più odori.
Brutte facce, corpi addormentati, odori pastosi
Che puzza di gente!
Non esagerare, non pensare.
Almeno hai un lavoro.
La fortuna degli stupidi.
Anche la ragazza che distribuisce il giornale.
Tette piccole, culo stretto.
Ma, a cosa ci serve questo lavoro?
Neppure a fuggire per un mese,
neppure per quindici giorni.
Al massimo, una settimana a Benidorm,
Mallorca, Tenerife, Agenzia Halcón,
Barceló, Marsans, paradisi di carta.
Palme di cartone.
Laggiù le nere sono mulatte
laggiù le cinesi non sono gialle
laggiù le musulmane non ti danno noia.
Ma in questo vagone della linea 9
tutti i visi ti danno noia nello stesso modo
e fanculo a tutti questi emigranti
che non fanno altro che occupare spazio
che togliere lavoro
che parlare un'altra lingua
che sa di qualcos'altro.
Ma no. Non sei razzista.
Non sei xenofobo.
Non sei classista.
Anche se maledici la santificazione della classe operaia.
Vivi nello stesso quartiere.
Ti alzi alla stessa ora.
Viaggi nella stessa metro.
Perché ti incazzi?
Sogna, sogna un po'.
Ma, come fai a chiudere gli occhi qui?
Il gomito, ora, il fegato.
Gente e ancora gente.
E all'improvviso nel marasma.
Ci mancava proprio lui! Il fisarmonicista portoghese.
È più difficile rubare che chiedere.
O è più difficile chiedere che rubare?
E che cazzo ne so.
I timpani mi esplodono.
“Questo è il ballo del qua qua e di un papero che sa.”
E in quel momento, scoppio.
Mi lancio al collo del portoghese.
Lo spintono a un palmo da terra.
Gli occhi nei paraggi non danno credito.
Si distolgono stringendosi contro i vetri
del vagone gremito
della maledetta linea nove
. Non suona più lo strumento
che ancora non so
come ho strappato
dalle mani del suo proprietario.
Tutti mi guardano.
Ricorda: non sei razzista, non sei xenofobo.
Ma non ce la fai più.
Scagli con tutte le tue forze
la fisarmonica per terra.
Lo strumento, geme.
Il portoghese, guarda perplesso.
La gente ammutolisce.
E in quel momento si aprono le porte.
Tutti reagiscono e appena vede la stazione.
La frotta si precipita subito
schiacciando i resti dell'apparecchio musicale
ora cadavere giacente sul pavimento appiccicoso
del vagone della linea nove.
Il tumulto mi ha portato nella stazione
E ora guardo come se ne va la metro.
All'interno una figura piccola si piega
e raccoglie il suo feticcio distrutto.
Richiudo gli occhi
e risento la melodia
“Questo è il ballo del qua qua e di un papero che sa”
e ricomincio a pensare che tutto ciò che ci circonda
è peggio del peggiore incubo.
BUIO